Tre anni dopo aver affettato il mio primo taglio di carne, mi sono spostato in un supermercato. Non è stato un passaggio facile. Avevo in testa dicerie senza fondamento: provenienza sconosciuta delle carni, prodotti congelati, pessimo trattamento dei clienti. Mi resi conto che era tutto falso appena iniziai a lavorare nei supermarket. Iniziai proprio nella mia zona, con tante facce conosciute e amiche. Da una parte il sentirsi a casa, dall’altra l’orgoglio che ti fa lavorare il doppio per evitare figuracce con persone che conosci da tutta la vita.

«Ma sa, questa carne…boh…» era una frase ricorrente come anche «non sono convinto di comprarla qui, chissà come viene conservata, chissà da dove viene…».

Smontavo con pazienza tutti i concetti errati dei clienti, che poi alla fine acquistavano il prodotto.
Certo, a volte le parole non bastavano.

Una volta un cliente ha insistito sul fatto che la carne del supermercato dovesse arrivare per forza congelata. Io glielo spiegavo in tutti i modi che aveva torto e che la carne la prendevo e rivendevo fresca, ma lui rimaneva convinto della propria idea: faceva compere nel supermarket, tranne che nel reparto carne. A un certo punto allora l’ho invitato nel retro. Lui è rimasto spiazzato e pochi secondi dopo mi ha raggiunto dietro il bancone. Siamo andati nelle celle frigorifere e, appena vista la carne appesa, si è ricreduto ed è diventato un mio cliente. Sarà stato forse anche per questi atteggiamenti che nel giro di tre anni abbiamo raggiunto il 50% della vendita in più.

Scopri le mie storie nel libro “Tagliato per la carne”.

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